Quando antico è buono e salutare: i grani di una volta protagonisti anche al ristorante

Il ritorno nei menu dei ristoranti a prodotti da grani antichi che hanno una minore quantità di glutine, non risponde solo all’esigenza di offrire alternative a chi soffre di intolleranze alimentari. Quando l’alternativa alla farina bianca si chiama mais, farro, grano saraceno, kamut, miglio, orzo, avena, la scelta di gusto per un buon piatto di farro o di pasta al farro, è assicurata.

 

Proprio il farro, ancora poco utilizzato rispetto ad altri cereali come il riso, è molto ricco di fibre e di minerali. E soprattutto ha qualcosa di più non solo dal punto di vista nutrizionale ma anche del sapore. E per questo piace come alternativa. Tuttavia contiene glutine e non può essere consumato dai celiaci.

 

Il punto è come proporre menu non solo rivisitati con farine buone, nutrienti e che contengono meno glutine, ma che siano veramente alternativi perché, per esempio, evitano il pane come accompagnamento. Una ristorazione diversa può essere quella che propone un piatto unico accompagnato da riso o da polenta, questa generalmente fatta con farina di granoturco. Oppure una proposta di menu con pasta di farro che oltre a un ottimo gusto ha anche un’ottima tenuta. 

 

O una pasta di kamut, altra farina antica originaria dell’Iran, un tipo di grano duro conosciuto anche come grano del faraone, tuttavia non adatto ai celiaci. Certo difficile da proporre a prezzi bassi perché il suo costo va a coprire anche il marchio Kamut registrato dall’omonima azienda. Valide alternative allora rimangono cereali come il farro, l’orzo o l’avena o gli altri prodotti da grani antichi. Lo ha capito il mercato e ora anche le più grandi aziende si stanno adeguando al trend.

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