Quando nero è bello: dal ristorante al bar l’offerta si tinge di originalità e leggerezza

Il pane al tavolo quando portarlo? Appena il cliente si accomoda, subito dopo la scelta del menu, insieme allo stuzzichino che inganna l’attesa? La decisione è libera e diversa da ristoratore a ristoratore. La questione si fa più interessante quando l’interrogativo si sposta sul tipo di pane da proporre. In tempi in cui si torna al metodo più semplice, il pane fatto con il lievito madre - sempre molto apprezzato dal consumatore attento - o si predilige il pane nero a base di carbone vegetale - di gran moda anche nella versione per bar e locali gourmet - quello del cestino del pane assortito e quando possibile, appena sfornato, rimane il “biglietto di presentazione” più immediato di ogni ristoratore.

 

 

Se al ristorante il carbone vegetale viene usato anche per fare la pizza - la pizza nera è entrata nella carta di molte pizzerie - o per presentare hamburger appetitosi e curiosi nell’aspetto, al bar piace poter scegliere tra paste classiche e brioches o cornetti neri, quando non tra stuzzichini preparati con pane nero. Al di là degli effetti benefici di miglior digestione che il prodotto a base di carbone vegetale sembra promettere quando è vuoto, il cornetto nero può essere offerto con altri prodotti: al banco si può consigliare di farcirlo con confettura, crema pasticcera o per un ottimo contrasto nero/bianco, con panna.

 

 

L’importante è che si sappia che il carbone vegetale è inodore e insapore e quindi che, in quanto a sapore, il cornetto nero non differisce da quello classico. Quanto mai utile per gli scettici che edotti a riguardo potranno tentare nuove avventure del palato, la nozione si rivela d’interesse soprattutto per chi sceglie di cominciare la giornata in leggerezza fin dal mattino.

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