Naturale è bello, cambia il consumo di vino nel fuori casa. Come adeguare l’offerta.

Come parlare di vino senza parlare di nuova sensibilità dei consumatori verso un vino genuino, senza solfiti sinonimo di un bere sano e naturale. Non sarà il vino dei nonni, quello un po’ torbido che andava bevuto nel giro di pochi giorni, bloccato al contatto con l’ossigeno dall’olio aggiunto a mano ma la tendenza è un po’ quella. Il fiorire di aziende vitivinicole che hanno improntato la loro filosofia produttiva a una agricoltura biologica o biodinamica, ne sono il segnale più evidente. E la richiesta e il consumo di vino nel fuori casa come sono cambiati in questi anni? Innanzitutto nella ricerca di etichette originali che raccontano di un vino naturale, meglio se di una produzione rispettosa dell’ambiente.

 

 

Al ristorante il vino rosso, bianco e le bollicine (il prosecco continua a segnare nuovi record) è un’offerta che non può mancare, meglio se adeguata a queste nuove esigenze. Offerta che può essere rinnovata con vini “diversi” come diverso è nella pratica di vinificazione il vino in anfora, vino affinato in giare di terracotta, anziché nell’acciaio o nella più classica barrique. In Toscana ma anche in molte regioni d’Italia, sono già diverse le aziende produttrici di vini in anfora. E anche i ristoranti cominciano a mostrare interesse e a sperimentare questa tipologia di vino. Nel proprio locale è comunque sempre bene avere una selezione di vini biologici e a basso contenuto di solfiti. Perché questo è il trend.

 

 

 

Ma il rinnovamento, oltre che dall’etichetta, può partire anche dalla somministrazione: dalla mescita a bicchiere che consente durante il pasto di provare vini diversi e diversi abbinamenti in base ai piatti, alle mezze bottiglie. Per un appuntamento a tavola che quando si parla di vino deve offrire al cliente prima di tutto un’esperienza, meglio se sostenibile (molta apprezzata la possibilità di portarsi a casa il vino non consumato), sana e responsabile. In questo scenario la qualità deve occupare un posto di prim’ordine: sono le giovani generazioni a far crescere i consumi di vino nel fuori casa, le stesse, appunto, che insieme a originalità e sostenibilità privilegiano la qualità. 

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